La Puglia non è soltanto una terra di ulivi, vini e tradizione gastronomica mediterranea: è anche la prima regione italiana per la produzione di grano duro, l’ingrediente chiave della pasta, alimento simbolo del Made in Italy nel mondo. E in questo scenario, la provincia di Foggia occupa un ruolo da assoluta protagonista: è spesso definita “il granaio d’Italia”, una definizione che trova riscontro non solo nella tradizione, ma nei numeri.
Secondo quanto ha riportato la Coldiretti in occasione della Giornata Mondiale della Pasta del 2024, “la Puglia è leader nazionale con circa 10 milioni di quintali di grano duro prodotti ogni anno”. Sebbene la fonte non specifichi con precisione i dati provinciali, altre stime fornite da Coldiretti Foggia e da numerosi osservatori territoriali parlano di una produzione foggiana che supera la metà dell’intera produzione regionale, confermando Foggia come la prima provincia italiana in termini di grano duro coltivato.
A rafforzare questo primato ci sono anche i numeri di superficie coltivata. In Puglia, secondo ISTAT e ISMEA, si coltivano oltre 340.000 ettari a grano duro, dei quali una parte significativa – stimata tra 220.000 e 240.000 ettari – si trova nella provincia di Foggia, in particolare nel Tavoliere delle Puglie, una delle aree più estese e fertili d’Italia. La produzione pugliese rappresenta oltre un terzo di quella nazionale e spesso determina, da sola, l’andamento del mercato cerealicolo italiano. Quando la stagione in Puglia è buona, i prezzi tendono a calare; quando la siccità o i ritardi colturali colpiscono l’area, le quotazioni schizzano.
Siamo nati nella terra del Grano e da anni affianchiamo i nostri cerealicoltori a raggiungere risultati eccellenti, grazie all’esperienza maturata sul campo abbiamo sviluppato prodotti specifici per un equlibrio perfetto.
In media solo il 50% dell’azoto viene assorbito dalle piante. L’Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA) calcola perdite medie di ammoniaca comprese tra il 12% e il 17% dell’Azoto totale applicato; per gli agricoltori questa perdita di azoto si traduce in rese inferiori e perdite finanziare notevoli.
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